Concerto in corso: 26 maggio – “Un omaggio al figlio Maxim, uno ad Amadeus

Direttore: ROBERT BOKOR
Pianoforte: ROMAN LOPATYNSKYI

Giovedì 26 Maggio 2022 – ore 21.00
Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo

Pianoforte: ROMAN LOPATYNSKYI
(Vincitore Primo premio RPM SANREMO 2019)
Direttore: ROBERT BOKOR

Programma:

Dmitri Shostakovich
Concerto per pianoforte n. 2
in fa maggiore op. 102

Petr Ilic Cajkovskij
Suite n 4 in sol maggiore
“Mozartiana” op. 61

NOTE ILLUSTRATIVE

Dmitri Shostakovic, uno dei musicisti più importanti del novecento in Russia, si dedicò soprattutto alle sinfonie, ma fu anche un grande pianista. Vinse il Concorso di Varsavia nel 1925 e in gioventù si esibì spesso in concerto. Al pianoforte dedicò relativamente poche pagine, tra cui il Concerto in Fa maggiore op. 120, composto nel 1957 e dedicato al figlio Maxim per il suo diciannovesimo compleanno. È una pagina brillante, spigliata, in contrasto con la matrice drammatica, tesa, persino angosciante delle sue principali composizioni. “È un concerto che evita il tradizionale virtuosismo (…) e dribbla anche la consueta opposizione tra solista e orchestra a favore di un regolare transito tematico tra i due, reso interessante da minuziosi giochi di variazioni” (N. Campogrande). In un’intervista Maxim Shostakovic ha dichiarato che da ragazzo suonava a quattro mani con il padre, a cui chiese di scrivere qualcosa per lui. Per qualche tempo la sua richiesta non fu accolta, finché non nacque il Concerto per pianoforte. In seguito, però, Maxim disse al padre di essere interessato più alla direzione d’orchestra e al Conservatorio di Mosca divenne allievo di Igor Markevitch e Otto-Werner Mueller e successivamente diresse in Unione Sovietica e Stati Uniti.

Nel 1887, in occasione del centenario della prima rappresentazione del Don Giovanni di Mozart, Petr Ilic Cajkovskij compose una suite in quattro parti, basate su altrettante composizioni del genio salisburghese: la Giga è ricavata dalla Piccola Giga per pianoforte K.574, il Minuetto dal Minuetto per pianoforte K.355, la Preghiera dalla trascrizione per pianoforte che Franz Liszt realizzò dell’Ave verum corpus K.618 e il Tema con variazioni dalle Variazioni per pianoforte su un tema di Gluck K.455. Numerose sono le testimonianze della venerazione che Cajkovskij nutriva verso Mozart e, in particolare, pare che, nel 1886, dopo aver letto la partitura manoscritta del Don Giovanni (in occasione di una visita nella casa del soprano Paoline Viardot-Garcia) abbia affermato che quella musica era stata scritta da una divinità. La Suite, denominata “mozartiana”, nasce anche dal desiderio di far conoscere a Mosca alcune composizioni meno note di Mozart. Cajkovskij scrisse la Suite nell’estate del 1887 in una località termale vicino ai monti del Caucaso dove soggiornò per tentare di curare alcuni disturbi del fegato. L’orchestrazione di Cajkovskij è rispettosa dello stile di Mozart. La “Preghiera” è forse il brano in cui si avverte maggiormente la “mano” del compositore russo, con gli interventi dell’arpa e la ripetizione di una sezione della coda. Le variazioni conclusive sono una pagina brillante e virtuosistica, in cui, nonostante la fedeltà allo spirito mozartiano, traspare la maestria di Cajkovsky nell’attribuire ai vari strumenti i passaggi più adatti a valorizzarne le caratteristiche timbriche e dinamiche.

Riccardo Crespi

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